Il Natale dei naviganti (storia lacrimosa di aspettative deluse)




Si avvicina il Natale e si ripresenta il senso di profonda angoscia mista a ansia. L’ansia è retroattiva. La mia mente rifiuta di pensare che non mi devo più preoccupare se a Natale sarò in volo o no. L’angoscia rimane tale. I miei vissuti natalizi non sono dei più felici, e mi riportano ad una serie di disastrosi eventi familiari, e comunque che lo si voglia o no il Natale è il momento nel quale le mancanze e le perdite si fanno sentire, nonostante il cinismo di cui ci si copre… Insomma la verità è che siamo tutti tesi tra la voglia di tornare bambini, di calarci nell’atmosfera allegra e festosa e di illuderci di nuovo che Babbo Natale possa arrivare esaudendo i nostri desideri, e la triste consapevolezza che come al solito sarà un inenarrabile stress…

Natale volante
Ho purtroppo introiettato una serie di esperienze legate al volo e temo che prima di riuscire a liberarmi di alcune scomode sensazioni passerà un pochino di tempo. Se sei stata un’assistente di volo per 26 anni diciamocelo, qualcosa dentro ti rimane. Inclusa la terribile boarding music natalizia: una pena che viene inflitta ai naviganti da novembre fino a metà gennaio, costretti a subire per ore ed ore innumerevoli versioni variegate di jingle bell e di testi natalizi dai più classici a quelli pop più recenti, che ti penetrano nel cervello insieme alle rimostranze di passeggeri mediamente incavolati nonostante l’atmosfera (stressati dal Natale?).  Quando si avvicina la fine di novembre il navigante medio aspetta una sola cosa: il turno di Dicembre. Diciamo che l’apertura di qualsiasi turno mensile provoca sempre una certa ansia. I “terrestri” non lo possono comprendere. “Lavorare” vuol dire essere lontano da casa per più giorni. E significa spesso saltare non solo le feste comandate, ma pure le recite scolastiche, i colloqui con gli insegnanti, dover rimandare l’appuntamento col medico e rinunciare al party dell’anno (perdonate la futilità, ma la vita è fatta anche di leggerezza). A volte persino andare dal parrucchiere diventa un’impresa. Le persone pensano che un navigante faccia una vita bellissima: associano l’aereo al viaggio, ed il viaggio è una cosa eccitante. Quasi sempre. Solo che l’aereo per i naviganti è lavoro. Vuol dire anche valigie mai disfatte e notti insonni. E distacchi. Ed il navigante che di solito è un umano avrebbe piacere a condividere con gli altri umani amati le cose quotidiane e piacevoli della vita. A volte, è vero, il lavoro ti salva temporaneamente dai problemi perché ti allontana. Ma solo temporaneamente. Altre volte i problemi te li porti dentro senza che nessun volto familiare ti sollevi dalla tua solitudine. Altre volte lasciare i tuoi affetti è particolarmente doloroso. Se qualcuno sta male e tu sei in volo, non puoi essere in caso di necessità presso il malato in un tempo ragionevole come se lavorassi in un ufficio in città. Natale è uno di quei momenti nei quali la maggior parte di noi vorrebbe stare a casa con la famiglia, partecipare al cenone giocare a tombola e aprire i regali. Soprattutto quando ci sono i figli. Lo so anche altri lavorano, i famosi turnisti. I medici per esempio. Ma di solito dopo qualche ora rientrano al nido. Il problema di chi viaggia per lavoro è che se ti gira male parti il 24 dicembre e torni il 27. Ti capita di trascorrere in volo  la mezzanotte del 31 (anche se non sai quale mezzanotte sia…un 31 dicembre in volo da Roma a Tokyo il comandante ha annunciato la mezzanotte in tutti i luoghi sorvolati) tra brindisi frettolosi coi colleghi o la notte del 6 gennaio con le conseguenti battute, di solito se sei femmina, sulla Befana che ti inseguono inesorabilmente E’ vero che a volte ti è concesso di portarti un familiare, uno solo e spesso non hai neanche la possibilità di prenotargli il posto su voli che sono mediamente pieni. Quindi devi fare una cernita sapendo di strappare il malcapitato dal banchetto natalizio, con l'angoscia che non riesca a partire  infliggendogli le incertezze del caso, che comprendono con buone probabilità il rischio di trovare tutto rigorosamente chiuso e di finire il 25 dicembre a mangiare da un cinese a New York… Insomma ci sono momenti nei quali della vita spericolata ne faresti volentieri a meno, e questi momenti aumentano man mano che si cresce, si diventa vecchi e la voglia di avventura scema inesorabilmente.

Il vuoto emotivo e gastronomico
Se poi qualcuno dei clienti che vola nelle festività (ma dovete proprio viaggiare il 24 sera o il 31 notte? Diteci la verità: vi pagano!) si sente trascurato per la mancanza di coccole natalizie a bordo, sappiate che ultimamente non è previsto nulla neanche per gli equipaggi in servizio. E che tutto ciò che vedete velocemente ingurgitare dai malcapitati nascosti dietro le tende dei galley (non ci si sottrae mai dall’inesorabile cliente che ha bisogno di qualcosa nei momenti topici) è stato sicuramente portato da casa per l’occasione da qualche navigante anima pia. Ricordo cotechini e lenticchie divisi fraternamente con tanto di lacrimuccia. E’ con tutte queste tristi consapevolezze che apri il turno di Dicembre: a volte tiri un sospiro di sollievo perché ti hanno lasciato libero il 24 sera (e probabilmente significa che ti impiccherai per stare con la famiglia, per poi correre in aeroporto partire per diversi giorni senza aver dormito), altre volte invece ti infuri perché non sei stato accontentato, e pensi mestamente a te da solo in una sinistra camera d’albergo mentre il resto del mondo festeggia. La cosa peggiore che ti può capitare è la riserva: non sapere di che morte muori e non poterti organizzare per portarti dietro qualcuno. E nella tua tragedia solitaria ti senti un infelice reietto.

La Ruota Natalizia della (S)Fortuna
Quando ho iniziato la mia carriera (beh, carriera non si può chiamare, dato che mentre splendidi giovincelli sopravvenuti in seguito hanno avuto fulminei avanzamenti di ruolo, io e molti altri siamo rimasti fedelmente attaccati al palo) c’era un meccanismo che veniva chiamato “ruota”, (non si sa di che ruota si trattasse, se quella di tortura, o quella della fortuna o qualche altro tremendo e perverso meccanismo arcaico) che prevedeva un’alternanza tra Natale e Capodanno: la teoria era che se lavoravi su una festa l’altra ti veniva lasciata libera. Ovviamente la cosa non sempre riusciva. Quindi Natale ha sempre apportato una buona dose sparsa di arrabbiature massicce delle anime che non riescono ad avere le loro richieste soddisfatte.  Poi le cose sono andate sempre più fuori controllo. Alla fine la ruota era molto cattiva con alcuni e molto buona con altri. Destini impari.

Sventurato Natale
Per un accanimento del destino il Natale coincide anche con gli ultimi momenti
 di vita delle nostre sventurate compagnie. Nella nostra storia quello del 2008 è stato funestato dall’arrivo delle mail di cassa integrazione. Il travagliato passaggio da Alitalia Lai a Alitalia Cai è avvenuto il 12 gennaio del 2009. I momenti precedenti sono stati caratterizzate da un alternarsi di persone che ricevevano il benservito e persone che venivano convocate, affollando i corridoi degli uffici, per sootoscrivere mestamente, chi spedito a destra chi a sinistra, il passaggio nella nuova brillante compagnia dei patrioti. Che infatti dopo soli 6 anni è tragicamente e prevedibilmente deceduta. Questo Natale è caratterizzato da quel clima di confusione dovuto all’ennesimo passaggio che di solito porta un interregno confuso e indeterminato: una specie di Terra di Mezzo nella quale il vecchio è stato smantellato ed il nuovo si deve ancora insediare, e mentre i neo-licenziati aspettano la definizione del loro stato gli altri si preparano all’ennesimo tuffo verso l’ignoto, le cui premesse non sono tra le migliori. Nel frattempo in questi giorni si vota anche per un referendum sul Contratto Nazionale (firmato a Luglio, col solito tempismo) che per il Personale di Cabina non porta grandi aspettative e molto ottimismo. E quest’anno, tanto per gradire, i miei ex colleghi naviganti (unici nell’azienda) non percepiranno neanche la tredicesima, e probabilmente lo stipendio verrà loro accreditato dopo Natale. E i loro stipendi sono già stati decurtati in percentuali variabili. Una bella tassa per l’incapacità di qualcuno pagata da altri. Ci sono persone che hanno contribuito irresponsabilmente a questa
Caporetto che invece vengono premiate, mentre a coloro che si sono già ampliamente sacrificati, che hanno continuato a pagare prezzi pesanti e che lavorano senza riconoscimento alcuno, non restano neanche le briciole. Quindi molte cose pesano sul piatto della bilancia e fanno sempre parte di quei meccanismi di gratificazione perennemente assenti. Chiedersi se vale la pena sacrificare la propria vita per il lavoro in questi momenti così difficili, quando la controparte fatica a riconoscere le rinunce altrui è un’operazione legittima. Non si può tirare troppo la corda!
“Cosa fai per Natale?” “Aspetto che finisca!” Splendida Mafalda!
Non sparate sui naviganti, dunque, non lo meritano.

Commenti

  1. Indovina io cosa faccio?
    24 e 25 riserva, 26 e 27 riposi movibili (altra invenzione degna di Machiavelli!) e il 28 parto per un turno che finisce il 30!!

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  2. of course.. tu sei quello della ruota cattiva!!!

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