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Le identità visive della nuova Alitalia (she's got the look)

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Meno male: avevamo sinceramente temuto di veder volare pacchiani aerei con colori violenti al posto dell’elegante vecchia livrea dalla striscia verde; invece, a dispetto degli orridi prototipi circolati in rete nei mesi scorsi, la nuova livrea Alitalia, che è in continuità con quella precedente, è elegante e merita un ottimo voto. E’ bella la “A” tricolore che si espande dal timone ed avvolge la parte finale della fusoliera, ed è bello il logo sulla pancia, che permette di riconoscere l’aereo dal basso. Non tutti hanno apprezzato la continuità, qualcuno avrebbe auspicato un taglio più netto: sul web si legge anche qualche critica, qualcuno definisce la livrea “boring”, noiosa, soprattutto alcuni commentatori stranieri. Questione di gusto. Invece alla platea di alitaliani il nuovo look esterno è piaciuto.   Meno, l’allestimento delle cabine passeggeri. Nel lontano 2006, epoca del restyiling precedente, erano stati aboliti i tradizionali interni verdi, colore, dicevano, s...

Il contrastato benessere dei naviganti (alberghi nostrani e allegre prospettive)

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Nella nuova Alihad si vive un momento complesso e contraddittorio, che si riflette negli animi dei dipendenti. Supportati da una comunicazione che appare improvvisamente improntata ad uno sfacciato ottimismo, tanto propositiva da far intravedere nuove assunzioni  e borse di studio per gli atleti di successo, alla faccia di chi è stato mandato in mobilità solo pochi mesi fa, alcuni dei nostri eroi hanno acceso le proprie speranze: e travolti dalle magiche notti mediorientali si sono fatti prendere da un improvviso entusiasmo e una sorprendente fiducia nel futuro. E così hanno repentinamente dimenticato tutto il contesto quotidiano, quello che il restante personale affronta nella stressante vita lavorativa in patria. Bando all’acidità: era ora che qualcuno riuscisse a far intravedere un segnale positivo: non è da sottovalutare la capacità dimostrata dai nuovi leader di trasmetterlo.   A colpi di roadshow intercontinentali, e di corsi in terra emiratina, magari cospars...

Le ali spezzate

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Ricordo una sera di novembre del 1990. Lavoravo da poco come assistente di volo. Partivamo da Milano, come loro, ed eravamo vicini in sequenza per il decollo. Quando dopo un’ora circa siamo atterrati a Napoli, ce l’hanno detto. Erano precipitati nei pressi di Zurigo. Non li conoscevo personalmente. Ho passato molto tempo a cercare di ricordare se li avessi incontrati al “Charlie”, il centro equipaggi di Linate. La mia mente si è sforzata lungamente di distinguere i loro visi tra quelli dei colleghi che avevo visto nella stanza equipaggi: mi chiedevo ossessivamente se erano in transito, se fossero scesi come noi per abbandonare per pochi minuti il tubo di metallo e mettere i piedi sulla terra ferma, per prendere un caffè, per fare una telefonata a casa, o solo per salutare qualche amico anche lui in transito. Un incidente aereo è un fatto tragico. Visto dall’interno irrompe nella tua quotidianità. Ogni volta che accade penso al turbamento degli addetti ai check in,  che hanno a...