...a proposito di aerei, scioperi e informazione




Un paio di considerazioni:
vi siete sorbiti giorni e giorni di scioperi di Air France e Lufthansa senza profferire parola, spesso plaudendo al coraggio dei francesi. Non so se i francesi si sono attaccati a vicenda cercando di stigmatizzare negativamente i diritti altrui (che qui da noi si chiamano “privilegi”). In Italia succede ogni volta che qualcuno sciopera. Indipendentemente dai motivi.
Qui, nel caso non fosse chiaro, esistono leggi di regolamentazione degli scioperi nel trasporto aereo che sono molto più restrittive che altrove in Europa: le astensioni di più giorni consecutivi in questo paese non sono ammesse. Oggi c’è uno sciopero di ben 4 ore del personale navigante, in orari neutri e, a sentire qualcuno, sembra che stia venendo giù il cielo!
Il vecchio vituperato statuto dei lavoratori, picconato (scusate se non uso il termine “asfaltato” ma non ce la posso fare) dal liberismo postmoderno, con la complicità assassina e suicida dei sindacati, prevedeva oculatamente una tutela maggiore della parte considerata più debole, cioè i lavoratori, i quali, oggigiorno invece, ahinoi, devono sottostare a qualsiasi angheria perché ogni loro diritto è considerato appunto un “privilegio” e come tale trattato dai vari (beceri) commentatori.
Esiste un’altra asimmetria sostanziale di cui occorrerebbe tenere conto: è quella relativa al potere di informazione, che sta nella possibilità per le grandi aziende di incidere sull’agenda dei media e sui loro contenuti, grazie alla complicità acritica di molti (non tutti) giornalisti nostrani, che talvolta sono pronti a massacrare gli altri lavoratori facendo il gioco dei potenti,  senza mai farsi domande su quanto viene loro “passato”, evitando accuratamente di chiedere delucidazioni ad altre fonti, il tutto col fine demoralizzante di raccogliere le scarse briciole del nulla riservato ai poveri diavoli.
Inoltre, come accade, le aziende possono anche parlare  pubblicamente attraverso i propri siti e le proprie pagine sui social: e lo fanno talvolta in un modo discutibile fornendo informazioni parziali sulle motivazioni delle proteste, utilizzando l’appoggio stesso degli addetti aziendali ai social che prestano il fianco nello screditare gli altri lavoratori, il tutto mentre contemporaneamente si comminano sanzioni ai dipendenti per eventuali esternazioni critiche condivise sul web unicamente in  gruppi chiusi non accessibili al pubblico e ciò  in nome di un unilateralmente imposto (evidentemente)  codice etico.
A tal proposito: per chi ne fosse interessato ecco le ragioni dello sciopero Alitalia di oggi, come si evincono dalle comunicazioni ufficiali intercorse tra organizzazioni sindacali e ministero. Basta cercarle, leggerle e magari farne un copia/incolla dalle news letter di qualsiasi pagina web dei sindacati del settore:


        Corretta applicazione CCNL - side Letter 24-10-2014.

        Mancata applicazione note a verbale/dichiarazioni a verbale art.16 CCNL sezione prima PNT e art. 15 CCNL sezione seconda PNC.

        Mancata definizione meccanismi di sviluppo professionale tra i settori Regional e Medio raggio CCNL integrativo aziendale Alitalia-nota 2.

        Cessione attività di volo del Gruppo a vettori extraeuropei, in Wet Leasing, e relativa mancata applicazione CCNL di settore.

        Problematiche attività di volo (riduzione schedulati- attenzioni gestionali) - base Milano (nuovo CBC, procedura malattia, procedura vestiario, ecc.ecc.).

        Licenziamenti PNC.

        Mancato rispetto esonero lavoro notturno.

 
Ultimo appunto: il trasporto aereo italiano non esiste più e, sebbene il coro degli ottusi-collusi continui a ripetere ossessivamente il mantra dei privilegi dei dipendenti, le (una volta) nostre aziende appartengono adesso ad organizzazioni di altri paesi e questo grazie soprattutto alle incapacità politiche e manageriali dei vertici nostrani. E mentre i lavoratori vengono allegramente “esuberati” i manager incapaci si beccano fuoriuscite milionarie. E gli imprenditori italioti vengono protetti facendo pagare il conto al resto del paese.  Siamo un paese industrializzato che ha affondato il trasporto aereo, in un momento in cui è in crescita globale. Altri assumono mentre noi licenziamo.
E, nel caso non ve ne foste accorti i manager attuali del settore sono stati importati da contesti diversi nei quali hanno avuto sicuramente una vita più facile. Capisco che siano disorientati: devono fare i conti con un paese complesso in cui sopravvive ancora qualche flebile residuo di civilizzazione e welfare e nel quale le questioni come le pari opportunità o le tutele dei più deboli, per esempio, contano ancora un minimo, anche se per poco, visto che tutti noi cerchiamo incomprensibilmente di affossarle giorno dopo giorno. 

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