Se una sentenza… (riposi e sindacati)




Se una sentenza deve sancire un diritto, il sindacato non ha più ragione di esistere”.
Era ciò che veniva ripetuto come un mantra quando, all’interno di un sindacato che aveva sposato la concertazione, si osservava criticamente l’operato altrui, soprattutto quando caratterizzato da continui ricorsi agli avvocati. Era il lontanissimo 2002: e ne è passata di acqua sotto i ponti.
Nel frattempo  abbiamo fatto passi da gigante. All’indietro, beninteso.
Così qualche mese fa un coraggioso lavoratore, un assistente di volo ha vinto un contenzioso con Alitalia: Il lavoratore in oggetto si è semplicemente rifiutato di lavorare in un giorno di riposo, contestando l’illegittimità della pratica applicata da Alitalia dal 2009 a questa parte. Il giudice gli ha dato ragione sancendo che i riposi debbono essere certi per essere goduti, e che pertanto le sanzioni disciplinari irrogate devono essere annullate. 

I riposi non riposi
Per i non addetti ai lavori: il Personale Navigante (piloti e assistenti di volo) ha un turno mensile che prevede alcuni giorni di impiego inframezzati dai riposi. I riposi non coincidono con le festività: per chi lavora nel trasporto aereo le festività non contano, così come i weekend. La distribuzione dei riposi è disciplinata dalle normative europee, da quelle nazionali (che riflettono completamente le prime) e dai contratti collettivi (che di solito sono leggermente migliorativi rispetto alla normativa di legge).
Alitalia non è improvvisamente impazzita pretendendo prestazioni al di fuori delle norme: all’ingresso dei patrioti di Silvio Berlusconi targati CAI azienda e sindacati hanno stipulato un contratto nel quale assicuravano una notevole flessibilità del personale dando, in caso di necessità, la possibilità all'azienda di tramutare i riposi in giorni di attività. I riposi divenivano ballerini.
È stato partorito un mostro deforme ed ambiguo: i naviganti, sul turno si sono ritrovati ben tre tipi di riposo, i movibili, gli inamovibili (i sicuri), nello strabiliante numero di tre (ma in alta stagione, che per Alitalia va da maggio a settembre, questi vengono ridotti a due) e i neutri, per i quali le interpretazioni variano, e quelle aziendali sono naturalmente le peggiori possibili per i lavoratori e le più convenienti per lei. Oltre i tre (o due) sicuri, il destino degli altri è infatti affidato all’interpretazione del momento: infatti per estensione tutti i riposi non inamovibili diventano impiegabili. Per i lavoratori i riposi ballerini sono una limitazione eccessiva della vita personale che finisce per farli sentire sempre a disposizione dell'azienda. Un pochino troppo anche per la legge: infatti  la sentenza recita che  se il lavoratore sa di poter essere chiamato a rendere la prestazione lavorativa, per esigenze di servizio aziendali, egli non è del tutto libero di programmare la propria giornata libera e, quindi, di godere appieno del necessario riposo garantito dalla legge e dall’ordinamento comunitario
Precisiamo: esiste un impiego detto “riserva” che serve alla sostituzione di chi si assenta, e che compare sul turno dei naviganti, più o meno equamente distribuito. Tuttavia impiegare le persone anche di riposo ha consentito a CAI, peraltro già partita con un’ecatombe di personale, gentilmente buttato fuori come esuberante, di contenere ulteriormente il numero di naviganti, e di risparmiare sul personale, come osserva anche il Fatto Quotidiano, cosa che peraltro non è servita a salvare l'azienda dalla crisi ed evitarne la conseguente svendita a terzi. 

Tra azienda e sindacati
All’articolo giornalistico sul Fatto Quotidiano l’azienda ha prontamente risposto che si trattava di fatti accaduti sotto la passata gestione (quella di CAI, mentre l’attuale società è SAI), lavandosene le mani: peccato che subito dopo si sia affrettata a inviare una mail al personale dicendo che non sarebbe cambiato nulla rispetto a prima. I riposi movibili non si discutono. Amen. E sia: l’azienda fa l’azienda.
E i sindacati?
Neanche in sede di rinnovo contrattuale (2014) è stato apportato un correttivo, una modifica alla stortura. In un contesto dove esistono otto sigle sindacali  è stato necessario che fosse un singolo lavoratore ad esporsi, affinchè il problema emergesse dall'oblio. E qual è la reazione del sindacato? Cavalca l’onda? Corre ai ripari? Macché, si impegna, perdonate l’espressione un tantino colloquiale, a gufare contro la sentenza: non solo ha accolto con una sostanziale mancanza di entusiasmo l’esito del contenzioso, ma ha addirittura sollevato cavilli e precisazioni degni del miglior avvocato della controparte (l’azienda), additando tutti i pericoli che il polverone potrebbe generare (qualche esponente sindacale scrive “poi se si vuole parlare per attirare l’attenzione e creare disagi…” incurante del fatto che sono ben 7 anni che i lavoratori, i disagi, li vivono quotidianamente). Dal pulpito, si apostrofano gli incauti lavoratori che hanno sfidato il leviatano e che, come sempre, non sanno quel che fanno… 

Bye bye sindacato. Benvenute associazioni (o comitati o …)
Dal canto loro “gli incauti” si pongono perplessi molte domande sull’operato del sindacato (tutto) di fronte a una vittoria che sembra sottolineare la sua passività assoluta, la sua adesione più totale alle ragioni del liberismo. La perdita di credibilità è l'inevitabile corollario alla lunga serie di discutibili scelte che culmina con cotanto smacco: il singolo che riesce laddove le organizzazioni deputate neanche hanno tentato. Ma nulla sembra umiliare i nostri, che piuttosto che recitare un mea culpa continuano con il loro assurdo atteggiamento di infastidita superiorità. Non è quindi un caso che nel frattempo si costituiscano associazioni di lavoratori che, bypassando i sindacati, cercano di percorrere altre vie, legali e politiche, per di ristabilire una sorta di diritto e per riparare alle ingiustizie subite. Sulla questione riposi infatti ci sono state interrogazioni parlamentari da parte di alcuni gruppi politici, come Sel e il  mov5stelle, grazie proprio all'azione di  AirCrewCommitee, neonato comitato di naviganti, il cui presidente (che per inciso è uno degli estromessi della patriottica pulizia del 2008) è stato intervistato recentemente da Radio Roma Capitale  proprio sul problema riposi ballerini.
Di fronte a cotanto attivismo il sindacato continua a nicchiare e minimizza: sulle pagine chiuse di un social l’intervista rilasciata per radio viene etichettata dal sindacalista di turno come “parole in libertà”. Saranno, per questo signore, parole in libertà pure quelle della sentenza regolarmente emessa da un giudice e depositata presso il tribunale? Talvolta un pudico silenzio vale più di mille parole.
E se davvero si è preoccupati che il rumore prodotto possa produrre effetti negativi, e reazioni incontrollate, bisognerebbe prodigarsi e lavorare attivamente per impedire che ciò avvenga, anticipando con azioni sindacali la risoluzione concordata del problema. Invece...
è una questione di scelte: si vuole tutelare i lavoratori oppure difendere un sistema di potere fine a se stesso? Cosa è diventato il sindacato?

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